
Inganni cortesi: Il Girasole Edizioni, Dicembre 1990
Sua Maestà si svegliò soddisfatto. Finalmente, dopo tanto tempo, gli era balenata un’idea luminosa. Nel bel mezzo di un colorato sogno qualcuno o qualche cosa gliela aveva suggerita ed ora non stava più nella pelle dal desiderio di metterla in atto…
Ma se la leggerezza della fiaba dovesse scontrarsi con le più prosastiche delle contingenze?
Dall’eleganza della carta asciugata al sole e della copertina pastellata delle edizioni a tiratura limitata delle edizioni "Il Girasole" di Angelo Scandurra, nasce così nel 1990 Inganni Cortesi, romanzo breve, dal titolo polisemico e suggestivo che vuole rimandare il lettore al mondo cavalleresco-cortese, ma pure a quello dell’ironia e del controcanto.
Recensioni e critica
“Mi è capitato raramente di leggere un’opera prima e di trovarmi dinnanzi a pagine così ricche di significato e così raffinate dal punto di vista dell’impianto stilistico (…) Dall’operazione contaminatoria tra i grevi temi dell’oggi e l’acronia lieve e fantasticata di un mitico ed arcano mondo immaginativo, scaturiscono le godibilissime sequenze del testo (…) Il procedimento adottato dalla scrittrice non è pertanto o soltanto quello della banalizzazione della materia fiabesca; consiste piuttosto nella denuncia, nello svelamento di una improponibilità della poesia e dell’immaginazione nel mondo contemporaneo. (…) Gabriella Vergari ci ha ingannati; con amabile raffinatezza, con il garbo di una prosa colta e squisita, ma ci ha ingannati. La sua non è una favola antica e inattuale, è l’apologo disincantato di un autore che consapevolmente e lucidamente attraversa la realtà del proprio tempo, la nostra stessa realtà, rappresentandola con il fervore di chi ancora nutre fiducia nella metaforica forza della letteratura, del sogno, della scrittura.”
Rita Verdirame, presentazione alla libreria “La Cultura”, 28 dicembre 1990
“ Presentati alla libreria <<La Cultura>>, con un sapiente scandaglio critico di Rita Verdirame (…), strutturati a più piani di lettura interpretativa, gli << Inganni Cortesi>> presentano una caratura narrativa legata ad una serie di riferimenti retorici che fioriscono nel passaggio da un piano reale ad un piano immaginifico come frutto di una fantasia colorata e barocca (…) Stravolgendo le funzioni cardine della morfologia alla Propp, la Vergari rompe lo schema tradizionale dell’eroe protagonista, degli aiutanti, dell’antagonista, e creando con elementi stranianti perturbamenti ed incanti, permette alla realtà di sconfinare nel sogno. In esso, l’illusorio, l’allegorico che si alimenta di sottile malizia satirica, disvela i falsi ideali di una contemporaneità che si svuota di senso…”
Milly Bracciante, “La Sicilia”, 2 gennaio 1991, p.13
“Un apologo moderno sulla saggezza e la follia della vita.”
da Gioia, LIV, n.10,11 marzo 1991, p.215
“Una favola alla rovescia. O forse l’unica favola che oggi si può scrivere (…) perché lo strato di polvere del mondo nasconde un gruppo di espressività che aspetta sempre di esplodere.”
Mimmo Gerratana, “Giornale di Sicilia”, 8 aprile 1991, p. 11
“Gli ingredienti ed i protagonisti della fiaba ci sono tutti (…), ma non ci si lasci ingannare dal testo poiché la Vergari ha operato un gentile inganno sul lettore, anche se lo ha maliziosamente messo in guardia con quel perfetto ossimoro che è il titolo: << Inganni Cortesi>>. E di fatti la fiaba va letta in chiave metaforica: sotto il velo dell’analogia fiabesca pulsa la denuncia dei mali di una società che non riesce a risolvere i suoi grossi problemi vivendo nel buio di una quotidianità senza ideali. Solo i nomi dei personaggi sono da favola (il Re, il Gran Ciambellano, il Cavaliere della Foresta, gli Araldi, la Fata, il Drago Rosso), non certo i loro comportamenti, i sentimenti, le ambizioni, le vanità, le false glorie e le miserie che sono nostri, della nostra società di uomini del Duemila(…).
Una metafora, dunque, che sotto le spoglie rassicuranti della leggerezza fiabesca diventa denuncia rovente dei mali della nostra società del benessere …”
Rino Giacone, “La Sicilia”, 25 agosto 1991, p.24
“…dietro l’allusività non univoca del titolo si cela una storia godibilissima (…), nella quale il lettore non faticherà molto a riconoscere la nostra Italietta, specchio a sua volta di tutta la società moderna, una società dove ideale è sinonimo di “follia”, dove l’interesse regna da sovrano incontrastato, dove il Bene è soltanto una vuota parola dal significato perduto o dimenticato.
Forte di una solida cultura che, qua e là nel racconto, riesce anche a divenire << trasparente>> o apertamente canzonatoria contro un certo mondo accademico e politico cui l’autrice non risparmia i suoi strali, Gabriella Vergari ha imbastito una storia che si legge piacevolmente, ricca di spunti comici ma anche di momenti cupi, testimoni questi ultimi della profonda coscienza morale dell’autrice (…) Un racconto che si legge d’un fiato, fitto di rimandi e citazioni intertestuali che tradiscono e rivelano la solida cultura, non solo letteraria, dell’autrice…”
Giuliana Cutore, “Settegiorni”, anno XXX, n.11, 6 giugno 1992, p.3
“ …del suo << Inganni Cortesi>> mi hanno attratto la levità della lingua; le parole terse, l’irrisione sapiente. Un piacere, insomma, quasi indefinibile…”
(Carlo Ruta, Pozzillo, 17 agosto 1993)
RECENSIONE DI: Carlo Ruta, Pozzillo, 17 agosto 1993
Polisemico e ossimorico è il titolo scelto dalla scrittrice e docente catanese Gabriella Vergari per raccontarci la sua favola esilarante ma non solo –Inganni cortesi (Il Girasole Edizioni, pagg. 93) – in grado di farci sì ridere e divertire, ma anche e soprattutto riflettere. Benché l’opera sia stata scritta nel 1990, più di trent’anni fa, le tematiche risultano attualissime, o per essere più precisi si potrebbe con convinzione affermare che “non passano mai di moda”. Esistono due modi per reagire e difendersi da una realtà che inseguendo “valori” effimeri e affascinanti chimere si svuota del tessuto valoriale propriamente umano: la creatività e l’ironia; attitudini possedute e abilmente usate dall’autrice per scrivere questa storia narrando dei mali che, purtroppo, affliggono da sempre l’umanità. La sua penna elegante e provocatoria si dipana attraverso episodi che nell’assurdità delle situazioni svelano amare verità. Il sentimento dell’amarezza, sperimentato dall’autrice di fronte al disfacimento dei sani principi e nella consapevolezza di un grande vuoto valoriale, piuttosto che trasformarsi in rabbia fine a sé stessa, impotenza o rassegnazione, si dimostra capace di una vigorosa forza che consente alla Vergari di astrarsi ponendosi quasi come dall’alto ad osservare e sorridere per certe reiterate “limitatezze umane”...